antiquariato

Il valore degli artisti fra moda e mecenatismo è un concetto tanto astratto quanto visibile. Con alcuni esempi, vedremo insieme da cosa dipende il valore di un artista e come esso sia labile.

I tagli di Lucio Fontana

La collezione “Attese” dell’artista Lucio Fontana è il caso studio che fa per noi. Alcuni lo definiscono un genio, l’artista per eccellenza, in grado di trasferire sulla tela un concetto tanto forte quanto visivamente semplice, per altri, un semplice taglio su una tela che “potevo farlo pure io…”. Vero. Eppure, c’è qualcosa in più in quel taglio, e non è la semplice iniziativa di farlo. 

“Io cercavo col colore di rompere la materia, perché quel che a me dava fastidio era la schiavitù della materia”. 

Quanto conta la moda?

Nell’arte, nell’architettura, nel fashion, nel design in genere, la moda è letteralmente tutto. Moda non significa inseguire il gusto della massa, significa seguire la tendenza del tempo cui apparteniamo. Ci fu un momento in cui era una moda il ritratto di famiglia sopra al camino, un momento in cui sono stati i paesaggi urbani tutti attuali ad essere i favoriti, momenti per l’astratto e momenti per le nature morte. La moda non è altro che la descrizione del momento in cui la società si sta evolvendo (spesso, tornando indietro). 

 

Leggi anche: La tragica storia della modella Elizabeth Siddal.

Mecenatismo, collezionisti e case d’asta

In un’ottica più economica, sicuramente il valore monetario di un artista dipende dalla richiesta. La richiesta dipende a sua volta dai collezionisti e da chi si adopera per diffondere la cultura artistica e contribuisce a tal proposito con somme di denaro finalizzate alla promozione. Mecenati e collezionisti spesso influiscono sul valore che ha un artista, battendolo in case d’asta a prezzi maggiorati ed, in generale, attuando dei veri e propri meccanismi di comunicazione. 

Non stupiamoci, però. Questo avviene letteralmente da sempre! Tant’è vero che la parola “mecenate” deriva proprio da Gaio Cilnio Mecenate, politico romano che si mosse per la promozione dei poeti del suo tempo. 

 

0 comment
5 FacebookTwitterPinterestLinkedinTumblrRedditWhatsappTelegramLINEEmail

Tsantsa: il macabro rito delle teste umane continua ad affascinare (ed intimidire). Ma andiamo per punti. Cosa sono le tsantsa? Le tsantsa, anche dette teste rimpicciolite, sono teste umane preparate in modo particolare, utilizzate a scopo rituale, commerciale oppure esibite come trofei. Vedremo più avanti, nel dettaglio, il procedimento.

Dove tutto ha inizio

Ci troviamo principalmente nel bacino del Rio delle Amazzoni, nella Melanesia e ovunque si cerchi di replicare questa macabra pratica. In Amazzonia i soli popoli noti per preparare le tsantsa sono gli Shuar dell’Ecuador e del Perù.

Chi sono gli Shuar?

Con questo termine ci si riferisce ad una tribù indigena ubicata nella parte meridionale della foresta Amazzonica, nella zona dell’Ecuador e di una parte del Perù. Una tribù molto più che autosufficiente e che non solo è sopravvissuta ai tentativi di dominio dell’impero Inca, ma anche all’arrivo dei conquistadores. Attualmente si trovano a combattere contro l’espansione delle multinazionali.

La preparazione delle Tsantsa

Il rituale era eseguito da un guerriero che aveva dato prova di coraggio: la scelta del “boia” era molto importante poichè tagliare la testa del nemico era simbolicamente la fine della guerra!
Dopo la morte del malcapitato nemico, il guerriero separava il cranio dalla pelle, rimuoveva occhi e cervello. Per poi, dopo un’accurata pulizia, ricucire il tutto, con all’interno una roccia. 
A questo punto, la testa veniva bollita con erbe aromatiche. Attenzione, non parliamo di una ricetta, ma di un serio e profondo rituale spirituale che avveniva in un luogo segreto all’interno della foresta. 
Dopo alcune settimane, la roccia veniva sostituita con una ancora più piccola. Infine, la testa veniva tinta con il carbone. 
 
Gli tsantsa suscitarono un grandissimo interesse negli antropologi e nei collezionisti, arrivando a creare un vero e proprio mercato nero di teste rimpicciolite. La richiesta degli occidentali fu tale che gli Shuar erano disposti ad uccidersi a vicenda pur di soddisfare la domanda. Inizialmente gli Shuar domandavano, in cambio di una tsantsa, armi da fuoco (un’arma per una testa). Con il trascorrere del tempo gli indigeni smisero di chiedere oggetti in cambio delle teste rimpicciolite a favore del denaro.
 
0 comment
4 FacebookTwitterPinterestLinkedinTumblrRedditWhatsappTelegramLINEEmail

Vita da collezionista: come iniziare? Innanzitutto, da un punto di vista psicologico, collezionare significa conservare oggetti che per noi hanno un valore, un significato e che portano a dare un piacere estetico e sensoriale, capace di rappresentare un ottimo ansiolitico, così come un bambolotto è tra le braccia di un bambino. Collezionare è mettere in ordine.

Il punto di partenza: compra quello che ti piace

Di base, si può collezionare letteralmente qualsiasi cosa. Il nostro lavoro ci permette di conoscere i collezionisti più tradizionali (monete, francobolli, militaria, arte…) e, spesso, capita anche di scoprire nuove forme di collezionismo. C’è chi colleziona oggetti di un ampio campo, ma con caratteristiche specifiche. Per esempio, collezionisti di militaria che si dedicano esclusivamente a divise balilla, o collezionisti di vintage che acquistano solo oggettistica Coca Cola, e così via. 

Di base, deve sempre esserci una passione alla base, il motore che muove l’interesse! Molti collezionano farfalle per il loro ruolo di memento mori, altri preferiscono dedicarsi alle monete fantasticando sui viaggi che possano aver fatto, i grandi appassionati di sport si dedicano ai cimeli più vari, e così via. 

💡Leggi anche: I giovani hanno ucciso l’antiquariato (e altre falsità)

L’obiettivo: ordine o guadagno?

La scelta degli oggetti da collezionare dipende anche da quale sia il tuo obiettivo. Il collezionismo, soprattutto quando “adulto”, è spesso finalizzato alla compravendita. I “veri” collezionisti tendono a condannare questa pratica, sostenendo che la collezione sia una passione fine a se stessa, ogni pezzo diventa un tassello fondamentale, quasi parte di un legame affettivo. 

Collezionare trottole in legno porta generalmente meno guadagno rispetto ad una collezione di ceramiche cinesi, ma non è detto. Il mondo dei giocattoli, infatti, stupisce spesso con prezzi incredibili!

La cultura dell’oggetto

La passione non basta. Fondamentale, in questo “lavoro” (perchè, di fatto, può esserlo), è la cultura. 

Per collezionare, per esempio, arte, è necessario guardante tanta, ma proprio tanta! Fiere, aste, mostre ed esposizioni. Più sono le fondi da cui attingere, meglio è. In questo modo potrai capire cosa ti piace, specializzarti, comprenderne le sfaccettature ed i dettagli, nonchè riconoscerne l’autenticità e la qualità. 

Sbagliare è lecito

Soprattutto agli inizi, è facile fare gli acquisti “sbagliati”. Un colpo di testa, pagato troppo, o un vero e proprio scivolone. Soprattutto quando questo diventa un lavoro, è fondamentale studiare, guardare, osservare, scoprire che c’è sempre qualcosa in più! 

Per questo, il consiglio più importante di tutti è il primo: colleziona quello che ti piace, a prescindere dalla richiesta di mercato. E male che vada, lo tieni in salotto!

0 comment
1 FacebookTwitterPinterestLinkedinTumblrRedditWhatsappTelegramLINEEmail

I giovani hanno ucciso l’antiquariato, e non solo! Sono anche responsabili della diffusione del Covid-19 e della maggior parte delle piaghe del nuovo millennio. Per non parlare del fatto che passano il loro tempo al cellulare, non leggono libri, producono e ascoltano musica violenta, parlano solo di diritti e libertà, creando non poca confusione nella mente della nonna ultraottantenne ai pranzi di Natale.

Quanto spesso sono le nuove generazioni ad essere prese di mira, come un autentico capro espiatorio di una società bigotta, corrotta e incapace di prendersi le proprie responsabilità, dimostrandosi niente più che ragazzini che lanciano il sasso e nascondono la mano. 

I giovani hanno ucciso l’antiquariato?

Succede anche nel settore dell’Antiquariato. Negli ultimi decenni, l’antiquariato ha oggettivamente subito un crollo dei prezzi che ha portato molti antiquari in crisi. Ma perchè è successo? Perché il mondo è cambiato, si è rinnovato, ha un nuovo gusto e nuovi budget, nuove richieste di adattabilità e nuovi mezzi per farlo. E trovare un capro espiatorio è sempre più facile che fare un vero processo di rinnovamento.

Quell’antica enorme specchiera in legno del 1700, finemente realizzata a mano, scolpita, dipinta e sapientemente rivestita, nonché restaurata per tre secoli, oggi vale meno dell’ultimo iPhone. Come è possibile? Perché un ipotetico ventenne non vuole spendere tutti i suoi risparmi in questo inquietante mobile che, peraltro, nella sua camera in affitto, non ci starebbe neanche smontato? “Eppure l’iPhone se lo comprano, eh!”.

Le vere ragioni della crisi

Il gusto è cambiato ma non è solo questo. Sono cambiate le disponibilità: le nuove abitazioni non sono più grandi ville con pavimenti in marmo e soffitti che sfiorano il cielo. Per non parlare della manutenzione che richiede un mobile antico. E di nuovo: gli affitti, gli stipendi, le tasse, il ciclo di studi, è naturalmente tutto modificato.

Il mobile antico porta con sé un messaggio con cui un qualsiasi mobile IKEA non può neanche immaginare di competere e infatti… non lo fa! Sono due cose diverse. Sarebbe come chiedersi perché un giovane preferisce una Fiat 500 del 2020 rispetto ad una Bianchina anni ‘60. E sfiderei anche un cinquantenne medio a comprare un’auto antica rispetto ad una nuova. Il concetto è lo stesso: la colpa non è solo dei giovani. Anche i non-più-giovani non comprano antiquariato.

Forse quelli della mala, forse la pubblicità.

E se ci chiediamo ancora chi abbia ucciso l’antiquariato, dobbiamo cercare l’assassino nel motore che ha spinto quel mobile fino ad oggi: il tempo, che cambia tutte le cose. 

La soluzione non sta nella polemica, né nella svendita. Il trucco è sempre reinventarsi. Ogni settore deve sapersi adattare e il fatto che l’antiquariato si occupi di antico, non significa che l’approccio debba essere tale. L’Interior Design ci insegna che anche i pezzi più antichi impreziosiscono il più contemporaneo degli ambienti. 

Al posto di criticare per il gusto di farlo, la soluzione migliore resta sempre dare un’alternativa: questo non cambierà mai.

2 comments
4 FacebookTwitterPinterestLinkedinTumblrRedditWhatsappTelegramLINEEmail

L’incredibile fascino della bellezza senza tempo torna a colpire e lo fa in Stars and Stripes: secondo gli esperti del settore trending, il 2022 è l’anno dell’Antiquariato Americano. Si stima, infatti, che a partire da questa primavera, i mobili antichi in stile americano ruberanno la scena al furniture più moderno, che ormai da anni è indiscusso vincitore del mercato.

Come è successo? Sicuramente fra i principali colpevoli di questo trend c’è il celebre Met Gala, l’evento-trend-setter per eccellenza. “Legno scuro, dalle linee classiche ma non particolarmente lavorate, abbinati a tessuti e tappezzerie dal look countryPoltrone e divani tinta unita chiara o cupa vengono contrastati da pattern quartettati o rigati, nonchè da trame floreali o a tema vegetale.

Completano la scena lampade con paralumi a campana, che al solo sguardo portano la mente indietro nel tempo, e oggetti d’epoca come bauli e vecchie valigie, riferimenti al diffusissimo fenomeno della migrazione in America, e fotografie in bianco e nero raffiguranti persone qualunque, capaci di raccontare silenziosamente una storia passata, ma degna di essere raccontata ancora.

Curiosità

Pensando all’illuminazione, non possiamo che considerare la celebre lampada Churchill, o Ministeriale, a cui dedicheremo sicuramente un articolo in futuro. La storia di questa lampada è affascinante e iconica, proprio perchè viene associata a personaggi, epoche e luoghi lontani. Tra il 1909 e il 1939, furono prodotte 3 serie della Emeralite.

In quegli anni questo punto luce ottenne un grande successo, in particolare per due motivi. Il primo era il design del paralume in vetro: leggermente appiattito sul retro e sui lati. Il secondo era la possibilità di inclinare il paralume e direzionare la luce secondo l’esigenza degli utenti. Inizialmente trovò un largo impiego in biblioteche, tribunali, studi legali, banche e uffici commerciali degli Stati Uniti; per questo motivo la lampada si vede spesso nei film prodotti negli USA. Nel frattempo, ci sono molte repliche che riprendono il progetto.

 

Possiedi mobili d’epoca americani e in stile e vuoi venderli?

4 comments
4 FacebookTwitterPinterestLinkedinTumblrRedditWhatsappTelegramLINEEmail
× Chiedi informazioni!