Falsari e banditi: l’arte di copiare l’arte

by Antichità Massara

Falsari e banditi: l’arte di copiare l’arte. Proprio così, oggi parliamo dei tre più grandi falsari di ogni tempo. Oggi i falsari sono visti come veri e propri truffatori, ma un tempo ne veniva persino apprezzata la capacità pittorica.

“Anche io so farlo!”

Finalmente sei alla mostra di Modigliani che tanto aspettavi e, a un certo punto, si alza una voce nella stanza che esclama “vabbè, questo potevo farlo pure io!”. Facile, a dirsi, ma l’arte del copiare l’arte è molto più complessa di quanto non sembri. Solo pochi falsari sono riusciti, nel bene e nel male, a crearsi una reputazione che sfiora quella di artista vero e proprio. 

1. I Greenhalgh: falsari di famiglia

Shaun Greenhalgh iniziò a contraffarre opere d’arte dall’età di tredici anni, partendo da vasi in ceramica. Iniziò a collaborare con un commerciante d’arte, per il quale realizzava copie di dipinti. Quando iniziò a lavorare con la sua famiglia, i suoi genitori si occupavano delle relazioni con i clienti e il fratello della gestione finanziaria. 

Nel suo libro, sostiene di essere l’autore del ritratto “La bella Principessa” (qui in foto), attribuito a Leonardo Da Vinci, realizzato a pastelli (gesso nero, rosso e bianco) e inchiostro su pergamena, posata su pannello di quercia, 33 cm x 23,9 cm.

2. Tom Keating: non per soldi, per principio

Keating fu l’unico falsario a realizzare opere per mandare un messaggio: troppo spesso, nel mondo dell’arte, critici e commercianti sono in accordo e creano e distruggono mode d’avanguardia, con lo scopo di arricchirsi. Tom copiò artisti del calibro di Renoir, Modigliani e Degas.

Lo scopo di Keating era mostrare al mondo quanto fosse imperfetto il mondo dell’arte, e lasciò sempre dei piccoli indizi nei suoi lavori, rilevabili dagli esperti se avessero voluto esaminare l’autenticità di un’opera.

3. Tony Tetro: ispirato da un libro

Tony Tetro copiò opere di Rembrandt, Joan Miró, Marc Chagall, Salvador Dalí e Norman Rockwell e numerosi altri artisti, realizzando enormi quantità di denaro.

La particolarità di questo falsario è che non seguì mai alcuna scuola d’arte, venne però ispirato a questa “disciplina” dopo aver letto un libro, intitolato, appunto, “FAKE”.

Uno degli artisti copiati riconobbe un falso e Tony venne condannato a un anno di prigione e 200 ore di servizio alla comunità, nelle quali realizzò un murales. 

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